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È legale inoltrare email PEC di altri? L’errore che mette a rischio la privacy dei tuoi clienti

📅 15 Agosto 2026✍️ di Beatrice Sorbelli⏱️ 4 min di lettura

Inoltrare una PEC ricevuta da altri è lecito solo se esiste una base giuridica chiara e un bisogno reale. In caso contrario è una comunicazione illecita di dati personali. Il rischio: data breach, segnalazioni e sanzioni del Garante.

Cosa dice la legge, senza giri di parole

La PEC non rende i contenuti “pubblici”. È comunicazione di dati. Vale il principio di minimizzazione e il bisogno documentato. La base giuridica può essere: esecuzione di un contratto, obbligo di legge, legittimo interesse bilanciato, consenso quando davvero necessario. Per dati particolari servono garanzie rafforzate.

Questi criteri discendono dal Regolamento generale sulla protezione dei dati e dal principio di responsabilizzazione del titolare. La violazione può comportare sanzioni e l’obbligo di notificare un data breach.

PEC: cos’è e cosa non è

La Posta elettronica certificata attesta invio, consegna, integrità. Non garantisce da sola la riservatezza verso terzi. È paragonabile a una raccomandata digitale. I contenuti (testo, allegati, metadati) restano dati personali. Inoltrarli a soggetti non autorizzati equivale a divulgarli.

Dentro l’azienda: quando si può inoltrare

Inoltro ammesso a personale autorizzato, con necessità di conoscere, per finalità coerenti con l’attività e con le istruzioni del titolare. Meglio usare caselle condivise con profili e log, invece di caselle personali. Le policy interne devono chiarire chi vede cosa, come si protocolla, chi conserva.

Se un collega deve agire su un reclamo arrivato via PEC, l’inoltro è lecito. Se è semplice “per conoscenza” a un gruppo generico, no. Evitare inoltri a mailing list. Evitare copie a caselle private.

Verso fornitori e consulenti: le condizioni

Inoltro lecito se il fornitore è nominato responsabile del trattamento e il contratto copre lo scopo (es. gestione ticket, contabilità, legale). Allegare solo ciò che serve. Oscurare dati non pertinenti. Per invii a liberi professionisti, verificare il ruolo privacy (responsabile, contitolare o autonomo). Se c’è un obbligo di legge (es. autorità), l’inoltro è giustificato e va tracciato.

Errori tipici che costano caro

  • Inoltro automatico dalla PEC aziendale a caselle personali: fuga di dati e perdita di controllo.
  • Inoltro “per conoscenza” a gruppi interni ampi: principio di minimizzazione violato.
  • Catene di inoltri con dati sanitari o giudiziari: rischio di data breach aggravato.
  • Screenshoot degli allegati e condivisione su chat non presidiate: tracciamento nullo.
  • Protocollo tardivo: documenti che “circolano” senza fascicolo e senza custodia.

Come farlo in modo corretto: checklist operativa

  • Valutare lo scopo: perché serve inoltrare? C’è altra via (estratto, nota interna)?
  • Base giuridica: indicarla nel registro dei trattamenti e nelle istruzioni operative.
  • Minimizzazione: inviare solo porzioni necessarie, oscurando dati estranei.
  • Canale: preferire sistemi documentali con link a file controllati, non allegati vaganti.
  • Sicurezza: cifrare gli allegati riservati; inviare la password su canale separato.
  • Tracciabilità: protocollare prima di inoltrare; annotare chi riceve e perché.
  • Ruoli privacy: condividere solo con soggetti inquadrati (responsabili nominati, personale autorizzato).
  • Conservazione: applicare i tempi di retention; evitare archivi personali duplicati.
  • Formazione: includere l’uso corretto della PEC nei moduli per nuovi assunti e nelle revisioni periodiche.

Un caso HR concreto

Una PEC contiene un certificato di malattia inviato per errore all’ufficio amministrativo. Errore comune: inoltrarla “così com’è” al fornitore software paghe. Corretto: protocollare, segnare l’errore, informare il dipendente, trasferire solo il dato minimo necessario (assenza e periodo) al personale autorizzato e al responsabile paghe già nominato, evitando di diffondere il certificato. Se serve assistenza tecnica, aprire ticket senza allegare dati sanitari; descrivere il problema in forma anonima.

Nel contenzioso e con i legali

Se un avvocato difende l’azienda, l’inoltro degli atti ricevuti via PEC è inquadrato nello scopo di difesa in giudizio. Restano validi minimizzazione e sicurezza. Meglio usare repository riservate, controllo accessi per pratica, e marcature temporali per tracciabilità.

Disclaimers e “avvertenze” non bastano

Le note in calce alle email non sono una base giuridica. Non proteggono da una comunicazione illecita. Conta la sostanza: ruoli, finalità, istruzioni, misure tecniche e organizzative.

Quando l’inoltro è doveroso

Se un’autorità richiede copia via PEC, l’inoltro è obbligo di legge. Limitare l’invio a quanto richiesto. Tracciare operazione, destinatari e tempi. Conservare le ricevute PEC nel fascicolo elettronico.

Il metodo che adotto in azienda

Nelle unità HR che seguo, tratto ogni PEC come un documento d’ufficio: protocollo, fascicolo, ruoli chiari. Per inoltrare, uso estratti con dati ridotti e link a repository con permessi. Formo i colleghi su errori tipici e sui passaggi della checklist. Risultato: meno inoltri inutili, meno rischi, tempi certi.

In sintesi

Inoltrare PEC altrui è legale solo se necessario, giustificato e tracciato. Il resto è esposizione. Con regole chiare e strumenti giusti, la PEC diventa alleata della compliance, non una trappola.

Beatrice Sorbelli

Beatrice Sorbelli, dopo aver aggiornato le procedure di gestione ferie in un’azienda di servizi, ha approfondito le piattaforme HR digitali. Si dedica a formare i colleghi all’uso di nuovi strumenti per la gestione amministrativa, condividendo casi pratici tratti dalla sua esperienza diretta.